LA FINE E L’INIZIO

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Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Wislawa Szymborska (La fine e l’inizio, Scheiwiller, 1993)

PROPOSITO: Fermo proponimento, volontà deliberata di fare una cosa, di comportarsi in un determinato modo. Con altro significato, e come locuz. agg., persona che agisce con intenzioni ferme, e quindi persona seria, di carattere.

E già averne qualcuno a me sembra considerevole.

La lista dei buoni propositi (e avevo detto che non l’avrei fatta):

Il primo è concretizzare. Qui si parla di lavoro, di studio, d’impegno. Che poi è quella passione che non si può mollare. Allora il primo è concretizzare l’impegno per il raggiungimento di un obiettivo (e non posso fare il nome della meta, perché sembrerebbe poco importante e per me non lo è).

Il secondo è muoversi. Bandita sia l’immobilità. La parola d’ordine è camminare, correre se necessario. Andare, curiosare, viaggiare, esplorare, conoscere. Non fermarsi (o fermarsi solo per riprendere fiato e respirare nuova aria). Considerare solo la fermezza intesa come saldezza. Bandita sia l’esitazione.

Il terzo non è opzionale, è tassativo: SCRIVERE (per inerzia, direbbe Pasolini). Di tutto, su tutto, ovunque e sempre, per sempre (ed in questo caso il sempre non è utopico).

E poi parte l’infinita lista dei vorrei, che con la buona volontà, possono diventare dei voglio:

Far sì che il fumo diventi un piacere, non una dipendenza

Ricominciare a nuotare, per ricordare tutto ciò che l’acqua mi ha dato

Rivedere Londra, per tutto ciò che di incompleto mi ha lasciato addosso. Con occhi diversi, guardarla in faccia, viverla, riconoscerla.

Aiutare, amici e non, conoscenti e non, uomini e non. Aiutare. Aiutarmi

Accettare, non dimenticare. Usare il dolore, quella spina sottopelle, per migliorarmi

Piangere e ridere, quando ne ho bisogno, senza timore

Cinema, pop corn, musica, arte, occhi chiusi, braccia aperte.

Riposarmi, ogni tanto, se il corpo lo richiede (e la mente altrettanto)

Chiedere aiuto quando ho bisogno d’aiuto

Prendere il meglio da ogni persona (e lo faccio, giuro che lo faccio)

Credere nelle parole, oltre che nei fatti, perché le parole sono importanti e non sempre se le porta via il vento

Aprire la mente

Migliorare il mio inglese (e lo spagnolo, ed il francese e possibilmente riprendere l’arabo)

Non rimandare, per nessuna ragione

Vedere il mare, scrivere sulla sabbia

Lasciarsi ispirare

Non temere il cielo azzurro senza nuvole

Imparare a cucinare

Mangiare al giapponese

Bere caffè, come sempre e soprattutto la mattina

Non abbassare lo sguardo

Sorridere a chi mi sorride ed anche a chi non lo fa, continuare a sorridere

Andare più spesso a teatro, per l’odore e per il buio in sala

Accendere più spesso una candela rilassante

Leggere libri (senza lasciarli a metà)

Fare un puzzle

Continuare la salita

Bere birra, bere vino, bere più acqua

Fare bei sogni

Aggiungere buoni propositi alla lista dei buoni propositi

Amare. Perché è un termine consumato, ma da non sottovalutare. E’ la fine ed il principio di tutto, l’Amore

Rileggere ogni giorno questa lista.

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CIN CIN

Un futuro non c’è
Ma vedrai
Ci sarà
Cambierà
Rideremo anche noi
Io e te
Del futuro che c’è
In questi occhi che hai
Nel coraggio che ancora non ho
Ma sento dentro
Che un amore
Lo invento

LE PASSANTI – FABRIZIO DE ANDRE’

DISCORSO SULLE DONNE

E’ semplicemente la dichiarazione di una sconfitta: per quanto abbia cercato l’uguaglianza nei comportamenti degli uomini e delle donne, non sono mai riuscito a trovarla: anzi direi che, reduce anch’io da una cultura di matrice maschilista, questa uguaglianza non ho mai voluto veramente trovarla.
Ho preferito lasciare alle donne con cui ho avuto che fare quel loro spazio d’impenetrabilità che mi consentiva di mitizzarle quindi di crederle forse migliori di quanto non fossero in realtà. E se questa tattica un po’ rozza ha rappresentato e tuttora rappresenta una sconfitta intellettuale, d’altro canto mi ha consentito di vivere bene con le donne della mia vita, tanto è vero che dopo un lungo e felice matrimonio finito più per consunzione che per motivi di attrito, mi sono altrettanto felicemente risposato, e il risposarmi rappresenta un po’ il TRIONFO DELLA SPERANZA SULL’ESPERIENZA ma la speranza è appunto alimentata da un mito. Infatti mia moglie continua ad essere una faccenda completamente diversa da me e per buona parte sconosciuta: accanto alla sua vita reale ne scorre un’altra sotterranea eparallela, piena di ripostigli, di anfratti, di cassettini in cui lei nasconde un vasto repertorio di gioie di dolori di speranze o di delusioni: in questi ripostigli io non ci voglio ficcare il naso: il che mi lascia almeno sperare che in uno di quei cassettini ci sia anch’io.
D’altra parte che cosa pensano loro di se stesse, che cosa pensano le donne delle donne, loro che si conoscono perfettamente. Se dobbiamo credere a Mme De Stael non ne pensano affatto bene: infatti Mme de Stael diceva alla dine del Settecento: sono molto contenta di non essere un uomo altrimenti mi sarebbe toccato di sposare una donna.